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Deposito temporaneo di rifiuti

Decreto legislativo 3 aprile 2006 n. 152 art. 183 c. 1 lett. m

Nozione

Il deposito temporaneo è un concetto innovativo nella disciplina dei rifiuti, introdotto dal decreto legislativo n. 22/97 e che costituisce una deroga eccezionale rispetto al sistema ordinario di gestione dei rifiuti. La sua finalità era quella di agevolare le piccole imprese caratterizzate da una modesta produzione di rifiuti e per le quali il ricorso alle operazioni di gestione ordinaria significava un pesante impegno operativo ed economico. L'interpretazione della sua applicazione ha però spesso determinato equivoci e polemiche, non solo da parte dei titolari delle aziende, ma anche degli organi preposti al controllo.

Analogamente a quanto previsto nel "Decreto Ronchi", anche nel Testo Unico Ambientale il deposito temporaneo è definito il raggruppamento dei rifiuti effettuato, prima della raccolta, nel luogo in cui sono prodotti (art.183, comma 1 lett. bb) D.Lgs 152/06).

Condizioni essenziali

Il deposito temporaneo è una forma eccezionale di deposito di rifiuti, esula dall'attività di gestione dei rifiuti costituendo una operazione preliminare o preparatoria alla gestione, precede la raccolta ed è pertanto escluso dagli obblighi autorizzatori, ma solo se avviene nel rispetto delle condizioni prescritte dalla legge.

Affinché si abbia il deposito temporaneo devono sussistere le seguenti condizioni:

  1. il raggruppamento dei rifiuti sia fatto nel luogo di produzione* (o per gli imprenditori agricoli presso il sito che sia nella disponibilità giuridica della cooperativa agricola, ivi compresi i consorzi agrari )

  2. venga rispettato il tempo e/o la quantità di giacenza.

Adempimenti

Il Testo Unico Ambientale riprende la disciplina del decreto Ronchi per quanto riguarda il deposito temporaneo, ma ne amplia il contenuto consentendo al produttore di scegliere tra due criteri alternativi, uno temporale e uno quantitativo.

L'invio dei rifiuti a recupero o smaltimento potrà avvenire infatti con cadenza trimestrale o dopo il raggiungimento di 30 metri cubi, di cui al massimo 10 metri cubi di rifiuti pericolosi.

I produttori di rifiuti che intendano usufruire della disciplina del deposito temporaneo devono quindi attenersi alle seguenti condizioni:

  • i rifiuti contenenti gli inquinanti organici persistenti di cui al regolamento (CE) 850/2004, e successive modificazioni, devono essere depositati nel rispetto delle norme tecniche che regolano lo stoccaggio e l'imballaggio dei rifiuti contenenti sostanze pericolose e gestiti conformemente al suddetto regolamento;
  • i rifiuti devono essere raccolti e avviati a recupero o smaltimento secondo le seguenti modalità alternative a scelta del produttore:
  1. con cadenza almeno trimestrale, indipendentemente dalle quantità in deposito;

  1. quando il quantitativo di rifiuti in deposito raggiunga complessivamente i 30 metri cubi di cui al massimo 10 metri cubi di rifiuti pericolosi. In ogni caso, allorché il quantitativo di rifiuti non superi il predetto limite all'anno, il deposito temporaneo non può avere durata superiore ad un anno;

  • il "deposito temporaneo" deve essere effettuato per categorie omogenee di rifiuti e nel rispetto delle relative norme tecniche, nonché, per i rifiuti pericolosi, nel rispetto delle norme che disciplinano il deposito delle sostanze pericolose in essi contenute;

  • devono essere rispettate le norme che disciplinano l'imballaggio e l'etichettatura dei rifiuti pericolosi.

 

Il produttore di rifiuti se rispetta le condizioni del deposito temporaneo è esente dal regime autorizzatorio (Autorizzazione unica per i nuovi impianti di smaltimento e di recupero dei rifiuti e Autorizzazioni in ipotesi particolari), come stabilito rispettivamente dagli artt. 208 c. 17 e 210 c. 5.

Comunque, il deposito temporaneo è soggetto:

  • al rispetto dei principi di precauzione e di azione preventiva;
  • agli adempimenti relativi al registro di carico e scarico di cui all'art. 190;
  • al divieto di miscelazione di cui all'art. 187

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* Il D.lgs. 152/2006 in origine definiva il luogo di produzione, ai sensi dell'art. 183, lett. i): uno o più edifici o stabilimenti o siti infrastrutturali collegati tra loro all'interno di un'area delimitata in cui si svolgono le attività di produzione dalle quali sono originati i rifiuti)

Giurisprudenza

Per luogo di produzione del rifiuto va inteso non solo quello ove lo stesso è stato materialmente prodotto ma anche quello nella disponibilità del produttore che sia funzionalmente collegato al precedente, incombendo sulla parte privata l'onere di dimostrare l'esistenza di siffatto collegamento, va ricordato che fra le condizioni necessarie per la individuazione del deposito temporaneo vi è il divieto incondizionato di permanenza dei rifiuti nel sito di deposito per un periodo superiore all'anno ovvero, nel caso in cui gli stessi superino il volume dei 30 mc, al trimestre. (Cass. pen., sez. III, Sent. 7 novembre 2018, n. 50129)

Costituisce regola generale in tema di deposito temporaneo quella secondo cui lo stesso deve essere realizzato presso il luogo di produzione dei rifiuti, fatta eccezione per i rifiuti derivanti dalle attività di manutenzione alle infrastrutture per i quali detto luogo può coincidere con quello di concentramento ove gli stessi vengono trasportati per la successiva valutazione tecnica, finalizzata all'individuazione del materiale effettivamente, direttamente ed oggettivamente riutilizzabile, senza essere sottoposto ad alcun trattamento. L'onere della prova relativa alla sussistenza delle condizioni di liceità del deposito cosiddetto controllato o temporaneo, fissate dal Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n. 152, articolo 183, grava sul produttore dei rifiuti, in considerazione della natura eccezionale e derogatoria di tale deposito rispetto alla disciplina ordinaria. Tra l'altro tale principio, specificamente riferito al deposito temporaneo, è peraltro applicabile in tutti i casi in cui venga invocata, in tema di rifiuti, l'applicazione di disposizioni di favore che derogano ai principi generali. (Cass. pen., sez. III, Sent. 9 maggio 2018, n. 20410).

 

Giorgio Ferrari

 

 
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