Ispra ha presentato il Rapporto Rifiuti Speciali Edizione 2022, che presenta i dati relativi all’anno 2020 anno di inizio dell’emergenza da Covid-19, frutto di una complessa attività di raccolta, analisi ed elaborazione di dati da parte del Centro Nazionale dei Rifiuti e dell’Economia Circolare dell’ISPRA.
Il Rapporto Rifiuti Speciali – Edizione 2022 fornisce i dati, all’anno 2020, sulla produzione e gestione dei rifiuti speciali non pericolosi e pericolosi, a livello nazionale e regionale, e per la gestione anche a livello provinciale e sull’import/export.
Il Convegno di presentazione, presso il Senato della Repubblica, alla presenza del Sottosegretario di Stato al Ministero della Transizione Ecologica, rappresenta un’occasione di confronto con i principali stakeholder su come il sistema di gestione dei rifiuti ha reagito all’emergenza Covid-19 ed è anche un momento di riflessione su quanto si sta facendo per definire la strategia per l’economia circolare dei prossimi sei anni.
Attraverso un efficace e completo sistema conoscitivo sui rifiuti, si intende fornire un quadro di informazioni oggettivo, puntuale e sempre aggiornato di supporto al legislatore per orientare politiche e interventi adeguati, per monitorarne l’efficacia, introducendo, se necessario, eventuali misure correttive.
I dati raccolti dall’Ispra, con il contributo delle Agenzie regionali e provinciali per la Protezione dell’Ambiente, in attuazione di uno specifico compito istituzionale previsto dall’art.189 del d.lgs. n. 152/2006, rappresentano una base imprescindibile sulla quale fondare le Strategie legate alla missione per l’economia circolare del PNRR e all’associato Programma nazionale di gestione dei rifiuti (PNGR) anche per colmare il gap impiantistico tra Nord e Sud.
I dati in sintesi
- Attività produttive e pandemia: rifiuti speciali in calo nel 2020 (- 4,5%)
- L’Italia recupera il 70% del totale dei rifiuti speciali prodotti
- Dati Ispra alla base della strategia del Programma Nazionale per la Gestione dei Rifiuti (PNGR)
Quasi 7 milioni di tonnellate in meno di rifiuti speciali sono state prodotte nel 2020, anno della pandemia e del lockdown, con un calo del 4,5% rispetto all’anno precedente.
Nonostante il calo significativo nel 2020 (-5,2%, oltre 3,5 milioni di tonnellate) il settore delle costruzioni si conferma quello che produce più rifiuti speciali (45,1% del totale), seguito dalle attività di gestione dei rifiuti e di risanamento ambientale (26,3%) e dalle attività manifatturiere (18,2% circa 26,7 milioni di tonnellate).
A diminuire di più sono i rifiuti non pericolosi (-4,6%), che rappresentano il 93,3% del totale di quelli speciali, mentre quelli pericolosi calano di circa 300 mila tonnellate (-3%).
La produzione dei rifiuti speciali si concentra al Nord, dove il tessuto industriale è più sviluppato (56,9% del totale), soprattutto in Lombardia (21,6% di quelli prodotti a livello nazionale) e Veneto (11%). Qui è anche localizzata la metà dei 10.472 impianti, un quinto nella sola Lombardia (2106). Pandemia da SARS-COV2 ed emergenza sanitaria hanno prodotto 232 mila tonnellate di rifiuti sanitari, la maggior parte pericolosi a rischio infettivo, con un incremento record del 16% nel 2020.
Monitorati dal Rapporto anche i flussi di rifiuti con maggiori criticità gestionali: amianto (Friuli Venezia Giulia la regione a produrne di più nel 2020), veicoli (-5,8% quelli trattati) e pneumatici fuori uso (-1,6% rispetto al 2019), fanghi di depurazione urbani e industriali (costanti nel 2020), rifiuti da costruzione e demolizione (dei quali quasi il 78% è avviato a recupero).
Sito internet: Ispra
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